Archivio | dicembre, 2011

Mito Rito Corteccia + MRT 2°Ipotesi

17 Dic

20 Gennaio 2012 Teatro Comunale di Pianiga ore 21 Si consiglia agli spettatori di portare un frutto con loro.

 

Mito Rito Corteccia

L’appeso è la dodicesima carta degli arcani maggiori, raffigura un giovane, capovolto, appeso per una caviglia al ramo di un albero. Il suo volto non trasmette dolore ma estasi. Cos’è un simbolo? Un’idea che diventa materia, un albero che cresce, inchiostro che cade sulla carta a formare un disegno, delle radici. L’albero è fonte di vita, collegamento tra la terra e il cielo, corpo e anima di Dafne. Uno spettacolo, un rituale realizzato attraverso i simboli e i suoni, dove il suono a volte racconta più della vista.

Appeso con una corda tra due alberi comprese il mondo. Tra sacre schegge di corteccia Haoma moriva. Dal suo petto sgorgava la vita, la sua vita, linfa verde e allucinogena. Rossa cadeva la mela, a terra, di nuovo, rotolava a ricordare il gioco che l’aveva preceduta. Di quella passione consumata restò solo un morso. La fiaccola illuminava i crocevia, Ecate triplice nella forma mi conduceva, magica e lunare mi guidava attraverso i tre mondi. Sogno Morfeo e il suo volo silenzioso che mi vengono a trovare in sonno. Sogno Morfeo e il suo passo narcolettico, copiosa imitazione dei miei sogni. Paura e terrore, topi! Passi e terra! Phobos marcia fiero con il padre mentre l’aria finisce, rimangono solo morsi che si inseguono.

Lo spettacolo è stato realizzato per la mostra di arti visive “ Al di là dei tarocchi”, Centro per l’Arte Contemporanea Il conventino, Monteccicardo, Maggio 2011.

Alessio Mazzaro S’Odi non suonare

MRT 2° Ipotesi

Spettacolo del gruppo S’Odi non suonare

 

Perché quando pensiamo a gli alberi li immaginiamo sempre verdi? Noi siamo sulla terra per colpa di un albero! Ho sempre desiderato da bambina la casa sull’albero. Faetusa, voleva prostrarsi a terra, ma i piedi le si erano irrigiditi.

Questo spettacolo è la nostra seconda risposta al tema dell’albero, una azione questa volta più performativa e sonora con cui cerchiamo di analizzare e riprodurre le suggestioni che questo elemento ci provoca. La drammaturgia dello spettacolo è nata sulla figura stessa dell’albero, ne segue le parti dalla chioma fino alle radici, quasi fosse una descrizione analitica di questo elemento.

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Radici allo Spazio Pelodrilli

9 Dic

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3 Dic

Perché non ho voluto presentazioni.

Dare la possibilità di scegliere.

Il performer non è tale perché viene annunciato ma lo diventa perché sceglie, nel mentre, non indossa un costume. Non siamo al supermarket dove puoi prendere il personaggio che vuoi e lo trovi catalogato sullo scaffale.  Il pubblico deve sentire il bisogno di cambiare, noi possiamo creare “solamente” la situazione dove si può avvertire questo bisogno, dove il cambiamento può avvenire.  Quel momento di pausa in cui si sceglie cosa fare, cosa diventare, è il momento più forte di tutto il lavoro, un momento pieno di potenzialità dove il tempo è congelato. Un momento che forse non dovrebbe finire.  Alterare uno spazio, trasformarlo in altro ma farlo con il pubblico all’interno perché è il suo spazio, il pubblico vi appartiene.

Appunti dall’esperienza allo Spazio Pelodrilli